La seconda morte dei cavatini – dopo il sugo di maiale – è a mio parere la zuppa di lenticchie1: un piatto povero e quotidiano, abbastanza triste perché non va nemmeno masticato, grazie all’aggiunta del cavatello si trasforma in una festa.
Solo che i cavatini, a differenza delle lenticchie, non sono un piatto quotidiano e non sempre si ha a portata di mano una nonna disposta a farceli.
Ma niente paura! Possiamo farceli pure da soli, vi assicuro che per ottenere un cavatino di buona qualità non serve essere una massaia qualificata (ci sono riuscita persino io!).
Procuratevi la farina di semola (io uso quella integrale che ha un sapore più rustico), un mattarello e un rigagnocchi (se non ce l’avete va bene pure una forchetta).
Per due porzioni di cavatini impastate su un piano 100 grammi di farina con 50 grammi di acqua e un pizzico di sale. Scaniate bene finché non otterrete una pallina liscia (ci vorranno all’incirca 5 minuti); stendetela con il mattarello fino ad ottenere un disco di 3/4 millimetri di diametro e tagliatela a quadretti. Arrotolate ogni quadretto sul rigagnocchi premendolo con il dito e infarinatelo, il primo cavatino è pronto! Gli altri verranno da sé.
Se poi ci prendete gusto e volete invitare tutto il quartiere a pranzare con causuneddi e lenticchie esiste in commercio la macchina Di Raimondo, inventata da un modicano e richiesta in tutta Italia. La prodigiosa macchinetta è capace di sparare cavatini a raffica per la gioia di ogni massaia. Di seguito un’efficace dimostrazione dell’utilizzo della macchinetta.
1. In realtà tradizione vuole che con i legumi vadano accoppiati i maccarruna, cavati più grossolani e non rigati. Ma siccome la densità di ogni maccarrone è pari a quella del piombo, per evitare di masticare per ore preferisco usare i cavatini, più leggeri e sfiziosi.

