Giacimenti fossiliferi

Nell’ultimo post La timpa ho parlato della natura geologica degli altipiani iblei che caratterizzano il circondario di Ragusa; adesso vi porterò alla scoperta di ciò che custodiscono gli strati di roccia: i fossili. I giacimenti fossiliferi sono come “cimiteri” naturali che raccontano un passato, ricco di forme viventi, testimonianza di contesti ambientali diversi dagli attuali.

Citerò i giacimenti  più significativi e più vicini a Ragusa, nei quali sono stati rinvenuti fossili di animali e piante, alcuni di essi testimoniano la genesi marina dei monti Iblei; altri invece parlano di un ambiente terrestre (post emersione) completamente diverso da quello attuale. Si tratta di località familiari per i cittadini del ragusano ma che alla luce di queste nuove informazioni molti di noi guarderanno con occhio diverso.

Contrada Timpe Rosse (Donnalucata – Playa Grande). La scogliera compresa fra i due abitati risale a 23 milioni di anni fa. Nei sedimenti rocciosi di questa scogliera sono stati trovati resti di pesci, in particolare squali, indice di ambiente marino profondo e non litoraneo come l’attuale. Alcune delle specie di squalo identificate sono: Carcharodon auricolatus (estinto), Oxyrhina desori (estinto), Odontaspis contoritidens (estinto?).

Il giacimento contiene anche specie di invertebrati marini; ad esempio notevole è la presenza di piccoli organismi unicellulari come i foraminiferi con le specie Vulvulina depertita, Globigerina dissimilis e tante altre.

Cozzo Truncafila di Scicli: altro giacimento fossilifero di ambiente marino nel cuore dell’altopiano ibleo. Databile da 14 (la parte più antica) a 8 milioni di anni fa; presenta una fauna di invertebrati marini alquanto ricca. Sono stati rinvenuti fossili di coralli (specie: Aplocyathus pyramidatus, Acanthocyathus laterocristatus) e di echinodermi a cui appartengono i comuni ricci e stelle di mare; molluschi scafopodi (come Dentalium sp.), molluschi gasteropodi (Conus, Natica sp, Cassis sp. Fusus sp. ecc); crostacei decapodi (granchi, gamberi ecc.). Infine presente anche microfauna a foraminiferi.

Per quanto riguarda i vertebrati ci sarebbe da segnalare la presenza di squali; per esempio Carcharodon megalodon, uno squalo di enormi dimensioni ormai estinto. Altri resti di vertebrati, seppur rari, appartengono ad uccelli.

Contrada Tabuna di Ragusa:  racchiude giacimenti fossiliferi sia di ambiente marino che continentale.

Ambiente marino: età compresa fra 23 e 6 milioni di anni fa, sono stati rinvenuti  cetacei  come: Neosqualodon assenzae, Squalodon bariensispresenti anche resti di balenottere e di foche. Tra gli uccelli sono stati ritrovati resti di Gru (nome generico per designare uccelli appartenenti al genere Grus). Infine, come ci si aspetta in ambiente marino, abbondanti i resti di pesci: ancora una volta squali (Hemipristis, Carcharodon megalodon, Sphyrna prisca, Notidanus primigenius tutti estinti).

Tra gli invertebrati ricordiamo gli echinodermi appartenenti ai generi Clypeaster, Lambertiella, Echinolampas, Schizaster  e tanti altri. Poi Molluschi bivalvi con il genere Pecten, Amussium, Teredo e molluschi gasteropodi dei generi Cassidaria infine molluschi cefalopodi (i più comuni sono le seppie, calamari, polpi) appartenenti ai genere Nautilus e Aturia.

Ambiente terraferma (post emersione): giacimento fossilifero recente – da 780 a 12 mila anni fa circa – che racchiude elementi faunistici davvero interessanti che hanno da sempre attirato la curiosità di naturalisti e paleontologi.

Tra i grossi mammiferi meritano di essere menzionati Elephas falconeri ed Elephas mnaidriensis, due elefanti nani tipici della fauna siciliana di quel periodo; l’ippopotamo con Hippopotamus pentlandi, il lupo (Canis lupus), il cervo (Cervus elaphus), bovini (esempio Bos primigenius siciliae), la iena (Crocuta spelea) e l’orso bruno (Ursus arctos). Tra gli uccelli ricordiamo alcuni acquatici rappresentati dalla famiglia Anatidae (la stessa a cui appartengono tutte le anatre) e l’otarda (Tetrax tetrax). I fossili di questi animali terrestri si trovano nei sedimenti continentali accumulati all’interno di fratture – originate dalla dissoluzione carsica – della roccia.

Sempre a Ragusa in contrada Annunziata – Pianetti, in un altro giacimento della stessa età del precedente, sono stati rinvenuti elementi di fauna terrestre. I mammiferi sono i medesimi del primo sito ma si aggiunge il genere Crocidura (toporagni), Microtus come l’arvicola di Savi (Microtus savii) e Chiroptera (pipistrelli).

A completare il quadro di vertebrati terrestri abbiamo i rettili rappresentati dalla tartaruga di terra (Testudo hermanni) e Vipera aspis, gli anfibi con il genere Discoglossus e Bufo con rospo smeraldino (Bufo virdis).

Da segnalare, infine, un interessante sito fossilifero a testimonianza di un ambiente lacustre d’acqua dolce. Il lago in questione si trovava – tra 780 e 12 mila anni fa – nell’attuale località di Piano Palazzo nei pressi di Chiaramonte Gulfi. I resti di fauna fossile sono costituiti da molluschi gasteropodi d’acqua dolce come Planorbis planorbis,  Armiger crista e Ancylus fluviatilis.

Tra i vertebrati vi giacciono resti di uccelli non identificati e fra i rettili abbiamo la testuggine palustre (Emys orbicularis). Tra le piante citiamo le comunissime canna di palude (Phragmites communis) e la canna comune (Arundo donax). Anche sulla piana fra Comiso e Vittoria esistevano due laghi d’acqua dolce; lo testimoniamo i relativi sedimenti con fossili inclusi.

Parte di questi fossili di cui ho parlato sono custoditi nel Museo Civico di Storia Naturale di Comiso in Piazza delle Erbe. Unica realtà museale scientifica presente in provincia (esclusi quelli archeologici) di notevole valore didattico e scientifico che va valorizzata ed ampliata.

Fonte: Gianni Insacco, “I Geositi paleontologici”. Il Sistema paleontologico – Piano Paesaggistico Provincia di Ragusa, Soprintendenza per i BB.CC. e I.S. di Ragusa (2010).

La “timpa”

Gironzolando nella compagna ragusana, mentre ci si guarda attorno, le cose che immediatamente saltano all’occhio sono i muretti a secco, l’altopiano e le profonde cave che incidono il tavolato. Se invece ci troviamo più vicino al mare è il carrubo ad aggiungersi come componente caratteristica al paesaggio. Tutti questi elementi sono gli ingredienti fondamentali del paesaggio ibleo (almeno nel ragusano) che con le masserie e le mandrie di mucche al pascolo ne completano il suggestivo aspetto finale. Ma quali sono le fondamenta di tale paesaggio? La risposta è ovvia: la roccia. Senza la roccia di cui sono fatti i monti Iblei non esisterebbe nemmeno il paesaggio che oggi ammiriamo.
Vi siete mai chiesti quali origini ha avuto la roccia che costituisce la parte ragusana dei monti iblei, comunemente chiamata timpa? La stessa che i nostri antenati usarono per costruire case, palazzi, chiese ed i famosi muri a secco? Risponderò a questa domanda sinteticamente ma cercando di dare le informazioni più importanti ed allo stesso tempo affascinanti.

I nostri altipiani sono costituiti da roccia sedimentaria calcarea (il principale componente è la calcite, un minerale formato da carbonato di calcio), se osservate bene le pareti delle cave noterete che quest’utima è disposta a gradinate (figura 1); ogni “gradino” è uno strato di roccia. In definitiva gli altipiani iblei sono formati da strati rocciosi impilati l’uno sull’altro (figura 2). Ma perché questa struttura a strati? Vi sorprenderà sapere che i nostri monti sono un antico fondale marino emerso e che proprio sott’acqua ebbero origine gli strati suddetti. Questo tipo di struttura a strati di solito è indice di ambienti sedimentari acquatici sia marini che lacustri (continentali).

La stratificazione che osserviamo è soprattutto il risultato dalla lenta deposizione dei resti di piccoli organismi marini sul fondale marino, organismi provvisti di guscio calcareo (per esempio foraminiferi e molluschi con conchiglia). Parte della deposizione potrebbe essere avvenuta per cristallizzazione diretta della calcite sul fondale.
Col passare del tempo i gusci subirono il processo di fossilizzazione, e deposizione su deposizione – con il peso crescente dei nuovi sedimenti che andavano cumulandosi sopra – furono costipati e cementati fra loro formando i vari strati rocciosi.
Possiamo considerare ogni strato roccioso come un ciclo sedimentario e renderci conto che gli Iblei (calcarei) hanno un’origine biologica. Tutt’intorno è un immenso giacimento fossilifero di piccoli organismi marini (inglobati a queste rocce esistono giacimenti fossiliferi di animali più grandi: ne parlerò la prossima volta). Se analizzassimo un campione di roccia al microscopio potremmo osservare i fossili di questi organismi.
Se vi affacciate dalla rotonda di via Roma ad osservare le pareti di roccia di fronte (il versante opposto della cava s. Leonardo) noterete una potente successione di strati messa a nudo dall’erosione del torrente (che ha scavato la valle). Scrutando con l’occhio dal fondovalle fino in cima all’altopiano, in pochissimi secondi, è possibile fare un “viaggio nel tempo” di ben 12 milioni di anni: infatti gli strati del fondovalle risalgono a circa 28 milioni di anni fa mentre gli strati superficiali – quelli che costituiscono il suolo dell’altopiano – hanno un’età di circa 16 milioni di anni.
L’emersione dal mare dei monti iblei è stata causata dalla spinta del continente africano contro quello europeo. Questi movimenti – che tutt’ora continuano e sono all’origine dei nostri terremoti – hanno fatto sollevare lentamente (parliamo di milioni di anni) il fondale marino facendolo emergere e andando a formare quelli che poi sarebbero stati i monti Iblei.
È sorprendente notare come le successioni di strati siano un registro naturale sia cronologico che ambientale; nel primo caso perché permettono di datare l’età della roccia, nel secondo caso – tramite la tipologia di fossili presenti – di studiare gli ambienti naturali del passato e l’evoluzione delle specie.

Tour di Ragusa

Ragusa, si sa, è nota per i suoi monumenti – leggi: chiese – in stile tardo barocco. Un tour essenziale, dunque, non può che dispiegarsi attraverso le varie architetture riconosciute nel 2002 “patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO.

Il percorso è fattibile a piedi, preferibilmente in una bella giornata di primavera, e non è troppo stancate visto che il tragitto è pressoché tutto in discesa. Illustreremo il nostro itinerario - virtuale - con delle mappe interattive e navigabili.

Si parte da piazza San Giovanni, il centro della Ragusa “Superiore”, su cui si affaccia la Cattedrale di San Giovanni Battista. Dall’altra parte della strada si può ammirare il Collegio di Maria, meglio noto come Chiesa della Badia. Di fronte alla cattedrale sarà meglio ignorare quello scempio che è il palazzo INA, che negli anni ’60 prese il posto di diversi palazzi settecenteschi. (Ruotare l’immagine sottostante trascinandola col mouse per capire meglio di cosa stiamo parlando).

Scendendo lungo il Corso Italia si oltrepasseranno diversi palazzi (tra cui Palazzo Garofalo) e si arriverà a piazza Poste, che ospita l’edificio sede dell’ufficio postale centrale costruito durante il fascismo. Proprio di fronte c’è il Palazzo Comunale. Ma continuiamo a scendere fino alla fine del corso Italia e l’inizio della scalinata (“Discesa Scale”) che porta a Ragusa Ibla. Il primo monumento che incontreremo sarà la Chiesa di Santa Maria delle Scale, un po’ uno spartiacque tra le due Raguse. Sporgendosi dal parapetto sul tornante si può ammirare uno stupendo scorcio di Ibla, con in bella vista il promontorio sul quale sorge il “Distretto”.

Procediamo sulle scale; proprio alla fine della scalinata, quando siamo ormai giunti ad Ibla, ci accoglierà la Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio.

A questo punto si svolta a sinistra, seguendo le indicazioni che portano al Duomo di San Giorgio. Vi arriveremo dal retro, dopo aver passato il Palazzo La Rocca.

Giunti in Piazza Duomo continuiamo a scendere: supereremo il “Circolo di conversazione” sulla sinistra e raggiungeremo Piazza Pola, dove è possibile ammirare la Chiesa di San Giuseppe.

Scendendo ancora raggiungeremo il Giardino Ibleo, meglio noto come la Villa di Ibla. Di lato la Chiesa di San Vincenzo Ferreri; all’interno la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa dei Cappuccini.

Continuando a scendere passeremo sulla sinistra il Portale di San Giorgio. Più giù, in fondo al percorso sulla destra, giungeremo alla fine dell’itinerario, con la Chiesa del Santissimo Trovato e i resti delle antiche mura…

A questo punto sarà meglio aspettare un autobus che ci riporti al punto di partenza!