È ormai luogo comune sostenere che, musicalmente parlando, «Ragusa non è Catania» (la fu “Seattle del Sud”). In realtà sarebbe più corretto dire che non sono molti a Ragusa i locali che accolgono abitualmente band musicali; di gruppi, infatti, in città non ne mancano. Non solo: a differenza che nella provincia etnea, da queste parti prevalgono decisamente i gruppi che propongono pezzi propri piuttosto che cover, con una predilezione per i generi alternative. Cercherò di darne un elenco che non ha la pretesa di essere esaustivo ma che tenterà di essere quanto più completo possibile.

Le due band che più delle altre sono riuscite a farsi conoscere al di fuori dei confini ragusani e siciliani sono gli Charme, che si sono esibiti anche a Londra, e i Gentless3, il cui recente tour ha toccato numerose città sparse in tutta Italia.
Diverse band, come detto, sono dedite all’alternative rock nelle sue varie declinazioni, per cui sono più vicini alla new wave The Crackers e Lacris, all’indie Disorder, Di Viola Minimale, Greta e Out-Like Balcons, al prog The Sheep, Randone e Penrose Tiling, al rock The Swing Doll e Trio Solubile&Rebel e al punk/rock “demenziale” gli Ultimi, mentre nel versante più metal annoveriamo i Coma Divine e i Carnival Ends (gruppi come i Dalia Nera e gli Schema Zeta suonano metal più “classico”).
Anche generi più “popolari” sono ben rappresentati: varie sfumature di folk sono suonate da Caruana Mundi, Locanda di Cris, Tir Na Nòg, Taddariti, Taleh e Vincent Migliorisi; più soul sono gli Scarlett, mentre i Baciamolemani, l’Onorata Società, i Reggaenade e i Fayard Sound sono band reggae/ska, genere incrociato con lo swing negli Enzo e il Cattivo Tempo. Soulcè & Teddy Nuvolari, infine, propongono rap.
Diversi gruppi negli ultimi anni si sono purtroppo sciolti (cosa non infrequente in una città non esattamente universitaria, che spinge al trasloco le proprie migliori menti una volta raggiunta la maggiore età); eccone un rapido elenco di quelli di cui resta testimonianza su internet: 3Rabbit, Amonicapiace, Barbed Wire, Blaster Trucks, Con&Senza, Diosfera Corp, Eleuterìa, Music Machines, Neradisiaca, Noriko, Sweet Plague, The Biscuits out Machine.
Parecchie anche le cover band, da quelle “tributo” come i Brother in the Straits, i Cult n’ Roses, I Picciotti di Vasco, gli Still Smiths e i Trambusto e Popcorn (tutte con nomi più che esplicativi) a quelle più generaliste che propongono il classico rock-blues: The Dismissed, The Soul Mirror, Wild Bones, Vanadio. Altre ancora sono più specializzate in un genere particolare: gli X-Level nel rock ’80, la Stickers Band nella disco ’70/’80, gli Strike nel rockabilly e la Tinto Brass Street Band che si propone come street band. Gli Artetetra propongono rock in duo; i Gira Vota e Furria, i Pendragon e i Nero Damasco si confrontano col folk; i Molestie a parte con il pop/rock italiano.
Molte sono anche le band che hanno la propria “base” in provincia, ma di queste ne parleremo un’altra volta…
Un doveroso ringraziamento ad Andrea e Nick e a tutti gli amici del gruppo Facebook Mercatino musicale della provincia di Ragusa per aver contribuito a stilare il primo censimento dei gruppi ragusani.
(Per ogni richiesta di aggiunta o rettifica potete scrivermi un’email o aggiungere un commento…)
Catania sta solo raccogliendo i frutti della sua vecchia fama, secondo il concetto de “i soldi portano soldi”, e loro hanno disponibilità economiche e umane tali da permettergli certi numeri.
Ma i catanesi che propongono inediti sono davvero in un’isola felice?
No, purtroppo c’è solo mercificazione del rock e anche di situazioni inedite…
Se si svegliassero finalmente i proprietari dei locali del ragusano (come del resto della sicilia) forse riusciremmo a fare di questa regione un posto migliore!
anche se Ragusa musicalmente è sempre stata fertile, non è proprio così la storia….
Valentina: se dovessimo affidare le nostre speranze musicali alle realtà commerciali, temo non si sentirebbe mai nulla di nuovo…
Sisco: beh, non ho inteso scrivere una storia, anche perché non ho modo di risalire ad oltre due anni fa…
si certo ma intendevo la storia recente, io sono un fermo sostenitore dell’emergente ma molte delle band citate sono solo progetti “casalinghi” se pur con buone idee, altri hanno ancora un pò di strada da fare prima di poter dire qualcosa..e poi suonare fuori Italia oggi è facilissimo, basta avere un pò di soldi per il viaggio e un pò di pazienza nel cercare i locali, sarà pure un’esperienza forte e una soddisfazione personale ma niente di più se non fare i fighi con chi ci “casca”0
dimenticavo..Catania è molto più avanti quantomeno nella mentalità, a Ragusa ancora, spesso,c’è provincialismo …insomma non trovo giusti gli argomenti per sostenere un problema comunque molto reale0
Nei prossimi articoli cercherò di approfondire meglio. In questo intendevo soprattutto offrire una carrellata dei vari gruppi attualmente attivi, cercando di non emettere giudizi affrettati.
Che poi, siamo in tanti i suonatori qui a Ragusa ma solidarietà zero. Molto più semplice fare qualche data fuori dalla Sicilia che suonare qui in città soprattutto se il genere non è per tutti.
in qeusot articolo mancano i Sulphureus metal band ke negli ultimi 2 anni ha suonato + di tutti ed ha ottenuto numerosissimi consensi
Nick: forse è una deformazione “professionale” tipica dei suonatori (s’è mai visto un chitarrista che va ai concerti per altro motivo che per biasimare le stecche del chitarrista?).
Gianni: in questo articolo ho voluto mettere soltanto i gruppi di Ragusa città. In un prossimo articolo metterò quelli che hanno la loro base in provincia.
Whitechapel, London. 17/1/2012
Ciao a tutti sono Sandro chitarrista degli Charme,
Ho letto l’articolo, e ovviamente mi sono sentito di scrivere tramite un commento la mia modesta opinione.
Di solito non mi piace fare polemica ,non me ne è mai fregato molto di ciò che la gente pensa ne di me ne della mia band.
E neanche mi sono mai interessate storie di gossip su band locali. Perché è veramente ridicolo.
Ma devo dire che questo articolo accende spunti importanti di riflessione sul fenomeno musicale locale provinciale…. Forse non c’è mai stata una discussione aperta in effetti.
La cosa che mi fa più pensare è stata sempre questo quasi senso di riverenza nei confronti di una scena quella Catanese che da anni propone band che hanno avuto sicuramente percorsi importanti nella loro storia. E mi fa pensare ancora di più il fatto che sicuramente alle band catanesi non gliene frega assolutamente niente di cosa possono pensare le band ragusane.
Veramente non riesco a capire che problema abbiamo noi ragusani …soffriamo di questo senso di sottomissione morale strettamente legata al territorio.
La cosa incredibile è che ce lo siamo creati da soli!
Sembra sempre la stessa storia.. invece di risolverci i nostri problemi e rimboccarci le maniche, siamo sempre a piangerci addosso e lamentarci o a dovere per forza entrare quasi in competizione nei confronti di chi fa le nostre stesse cose. Proviamo quasi gioia a crearci l’un l’altro un conflitto di interessi che va tutto a nostro svantaggio, come se un invidia atavica non controllata ci spinge tutti a rimanere allo stesso livello, sia perché siamo preoccupati del giudizio della gente e sia perché non si smette di pensare che tutto ciò che si fa per la comunità non serve a niente!
Non ci fu mai pensiero più sbagliato a mio avviso!
Credo che l’abbiamo capito che spazi non ce ne sono …l’abbiamo capito che alle amministrazioni locali la Cultura non interessa….l’abbiamo capito che ci sono due locali (forse) che propongono musica dal vivo un giorno la settimana…..e quindi??
Io credo che veramente il nostro problema siamo noi stessi.. che perdiamo solo tempo a parlare e a costruirci castelli che non esistono neanche in terra .
Qualche tentativo ce stato … Ci ha provato l’associazione S.Lucia, ci ha provato L’Arci Lebowsky, ci ha provato il Club 42 …la Fabbrica con la sua occupazione!
E guardando indietro nella storia ce ne sono stati… ricordatevi del Mississipi Blues! ma che fine hanno fatto quei progetti? Morti! … e perché? Proviamo un po’ a riflettere sul perché ci lamentiamo tanto …e quando poi qualche martire si immola sulla croce della cultura dura due o tre stagioni al massimo…
Ripeto il nostro problema siamo noi…a uccidere la cultura siamo noi stessi perché non la sosteniamo in nessun modo.
Giudichiamo parliamo e abbiamo l’arroganza maligna di sapere, di conoscere, quando in realtà non sappiamo nulla se non in maniera superficiale e provincialotta, quando in realtà quei pochi che abbiamo gli stessi interessi siamo tutti per conto nostro, anziché uniti per costruire qualcosa.
La differenza che ci sta tra un grande agglomerato come Catania ( o qualsiasi grande città) e la piccola provincia e che la gente sta assieme per interessi comuni non per comitive storiche, per questo le cose si fanno, crescono ed hanno una propria evoluzione.
Ma mi rendo conto che sono discorsi vecchi….e forse incomprensibili da molti….
E con questo chiarisco che se abbiamo l’ardire o l’arroganza di credere di sapere come funziona la cultura o come funziona il mondo…abbiamo l’obbligo quasi morale di risolvere almeno i nostri problemi….se no è meglio che stiamo zitti.
Ritornando a me….
Credo sia inevitabile che quando fai qualcosa di non comune e che suscita interesse positivo o negativo nei confronti delle altre persone accende sempre dei commenti …e quasi sempre del tutto banali, nel senso che non hanno altro che dire se non un giudizio del tutto soggettivo e pregiudicato dal fatto che noi a Ragusa bene o male siamo tutti affetti dalla convinta arroganza che ci conosciamo tutti.
Si butta quasi sempre uno sguardo superficiale e di pregiudizio sugli sforzi che la gente fa per cercare di fare qualcosa per se stessi o per gli altri e questo è collegato anche al discorso iniziale degli spazi di chi fa Cultura .
Io con la mia Band siamo felici….. felici di essere potuti arrivare a suonare su dei palchi, qui a Londra, su cui mai ci eravamo sognati di stare…
non so quanto ho lavorato per poter ottenere quelle date…
non so se puoi capire ..sapere che sul palco del Barfly di Londra ci fosse passata tutta quella gente che ascolto sui miei dischi da quando sognavo ad occhi aperti di diventare una rockstar a 14 anni,e adesso ….che sono arrivato a suonarci… non sai che soddisfazione, ma so che tu forse non puoi capire….
IO…che vengo dal buco del culo dell’ Europa proprio come te …permettimi ,scusa, di essere soddisfatto dei miei sforzi… dei miei investimenti che non sono stati pochi credimi…è facile dire :”basta avere un po’ di soldi”…non è solo quello. Anche perché abbiamo dovuto farci il culo per arrivare li… e ci siamo preparati per arrivare li.ricordo che la band ha registrato 2 album e 4 demo… è quasi dieci anni che esiste…e ci siamo arrivati adesso!
Sicuramente non sarà la fama….non sarà che adesso vivo di musica….e sicuramente non è niente che debba essere visto in termini universali. Ma per me come per gli Charme è stato un traguardo e un confronto importantissimo! …. E perché no? mi posso sentire di avere fatto un passo in più rispetto ad altre band della nostra provincia?e poi scusa … raccontami di quelle band che non devono fare molta strada in Sicilia…?
Siamo tutti li buttati nel grande calderone….anzi adesso, forse, speriamo, L’Arsenale da speranze a tutti dato che si sta smuovendo le acque per riprendersi quegli spazi che servono a noi di questa generazione ancora giovane, che tarda ad invecchiare e che ha fame di Cultura.
C’è da chiedersi perché sta succedendo?
Non sarà perché interessi comuni finalmente si sono uniti?
….che bellezza!
Bye Bye
Alessandro La Cognata.
Davide, Infatti criticavo la boria che hanno certi “arrivati” catanesi di vantarsi tanto della loro realtà, quando molte volte loro riescono solo per aver commercializzato anche l’incommercializzabile…e comunque non riescono neanche ad avere la decenza di essere riconoscenti a tutti quelli che hanno reso Catania quella che è , e non sono tutti catanesi, ma tutti noi musicisti e addetti ai lavoro che convogliandoci lì, abbiamo contribuito tanto quanto loro a fare di questa città quello che è stato e continua ad essere tutt’oggi.
Che poi meritino comunque stima per gli ottimi risultati è indubbio.
Ho avuto modo di far parte della scena underground siciliana e anche catanese per qualche anno con la mia band; da qualche anno tento di fare booking per locali e bands e organizzo eventi e serate (tutto ciò che non è pop, perchè gli esperti nel settore ci sono già) in questo buco di cu… che è Gela.E vi assicuro che le cose vanno in maniera disastrosa qui per chi ha intenzione di andare minimamente fuori dal coro.
Condivido moltissimo di ciò che ha detto Sandro,quindi, e il fulcro secondo me è proprio quello (e credo che il mio primo commento sia stato terribilmente frainteso).
Io sono referente per la mia zona dell’arsenale, e nonostante ancora io sia un pò scettica riguardo alle strutture interne per una questione anche di ignoranza mia, sono fermamente convinta del fatto che l’unica vera via sia proprio il rapporto umano diretto, vero e reale e la collaborazione tra addetti ai lavori.
Dobbiamo tutti sentirci responsabili di come vanno le cose nel nostro paese e nelle nostre zone e per tutti intendo proprietari di locali, organizzatori, musicisti, bands, djs, agenti, pubblico e chi più ne ha più ne metta.
Io sto nella zona più schifosa per quanto riguarda lo spessore culturale in musica di tutta la sicilia e ho una stima profonda per le realtà ragusane con le quali collaboro spesso e volentieri.
Ma se è vero, come dice Sisco, che molti progetti musicali non sono di chissà che livello, è anche vero che se il musicista non suona dal vivo non migliorerà mai le sue esibizioni live, quindi sarebbe responsabilità della sua stessa città (sia nelle autorità, sia nei compaesani stessi) capire che valore sia avere una band che già inizia a fare capire quali siano i propri intenti e di cercare di crederci di più.
Cambiare mentalità e unirsi in maniera solidale solo a parole però non basta.Serve che ognuno metta a disposizione la propria professionalità allo stesso scopo e se insisto sulla questione economica è perchè molte volte i progetti falliscono proprio perchè mancano il riscontro economico e la fiducia degli eventuali investitori.E insomma, poi si va al famoso discorso del cane che si mangia la coda…
Caro Sandro, la tua è una testimonianza preziosa e coraggiosa. Inoltre hai fatto il punto su certe situazioni ragusane sotto gli occhi di tutti di cui è bene parlare.
Soprattutto metti il dito nella piaga: l’arte – e la cultura, in senso lato – vale ancora qualcosa? È un problema che mi cruccia ma al quale, in questo periodo di crisi generale, preferisco non rispondere. Eppure forse è un problema transgenerazionale: nella stessa città in cui sei approdato, prima ancora che nascessimo noi muoveva i primi passi una band che scelse per nome “Terribili ristrettezze“…
Cara Valentina (ricevo il tuo commento proprio mentre rispondevo a Sandro), rigiri ulteriormente il coltello nella ferita.
Formuliamo il problema in termini più gretti ma più chiari: chi dovrebbe pagare gli artisti?
Da libertario, penso che ogni qual volta rispondiamo “le istituzioni” ci diamo la zappa sui piedi da soli.
Col privato, lo sappiamo, non va meglio: ti pagano se guadagnano – o sia se gli riempi il locale. Legittimo, certo: ma rimaniamo fermi al lambrusco e alle bollicine.
L’ultima speranza resta la sottoscrizione volontaria, come so state facendo al Teatro Coppola. Ma anche qui dobbiamo fare i conti con la liquidità che ci gira tra le mani…
L’avrai capito – tendo al pessimismo. Ma forse l’ardua sentenza tocca ai posteri, dunque è solo questione di tempo. Ad arrivarci.